Caccia cronopios



In queste pagine possiamo raccogliere nuove storie di cronopios che via via ci capita di trovare, o che potete trovare voi (in questo caso, diteci se volete che il vostro nome compaia accanto al cronopio segnalato). Se ne troveremo tanti e interessanti, magari si potrà fare una nuova raccolta di storie, che noi ci impegniamo a selezionare e trascrivere. E se ne uscirà un libro, vedremo, vedremo come fare…
Intanto da ricordare una regola ferrea: i cronopios devono essere assolutamente veri (documentate, per favore, documentate…). Certo, se uno vuol giocare, può fare quello che vuole e inventarsi quello che gli pare. Ma qui noi proponiamo un gioco diverso: il bello è trovarli nella vita di ogni giorno. Si fa un po’ fatica, ma ne vale la pena, perché possono essere divertenti, e soprattutto ognuno ha qualcosa di unico da dirci.

 

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- "Il secondo cronopio musicale."

- "La bella cronopia dei topi."

- "I due cronopi freddolosi e i due cronopi macabri."

- "Il cronopio telefonico."

- "Il cronopio degli scherzi giornalistici."

- "Il cronopio di Torino"

- "L'albero"

William John Cavendish Bentinck-Scott, 5° duca di Portland, preferiva vivere sotto terra per non essere visto. Si era costruito una vera residenza sotterranea, dipinta di rosa, e piena di parrucche castane accuratamente impacchettate (non sappiamo perché).

E.H. Bronner, un americano fabbricante di sapone, ricopriva la confezione dei suoi prodotti con fitti testi che spiegavano le sue idee filosofiche.

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L’ARTE A SOQQUADRO
di Ursus Wehrli

L’impresa di Wehrli è la miglior cosa che sia capitata ai capolavori della storia dell’arte dopo i baffi della Gioconda, un gioco divertentissimo e profondo che scompone le opere e ne celebra la natura intrinseca. «Se mia madre controllasse ancora lo stato della mia stanza, appenderei alla porta l'immagine che Wehrli ha ricavato dalla Camera da letto di Vincent Van Gogh. Qual è la versione ordinata?» Stefano Bartezzaghi Un esilarante gioco visivo di rivisitazione e reinterpretazione dei più noti quadri dell’arte, soprattutto dell’età moderna e contemporanea. Ursus Wehrli, brillante cabarettista dalla vena surreale, è l’autore di questo geniale tentativo di rimettere “ordine” nel caos espresso dall’arte, nei dipinti più “a soqquadro” della storia, scomponendoli, riassemblandone le forme, i colori, ogni dettaglio e facendo ordine perfino nella famosa camera di Van Gogh. Così gli omini appesi in cielo del quadro di Magritte sono risistemati, nella pagina a fianco, in ordine di altezza e tutti in fila, i quadrati di colore di Paul Klee impilati in base alle loro diverse tonalità, i puntini della pittura di Seurat raccolti in un sacchetto e le linee geometriche di Mondrian riorganizzate finalmente con rigore. Senza risparmiare nulla, perfino la stessa prefazione di Bartezzaghi... Il linguaggio in fondo cos’altro è se non una combinazione caotica di lettere diseguali? Dopo i successi di L’arte a colpo d’occhio e Capolavori a colpo d’occhio, un nuovo, divertente libro-gioco sull’arte che è al tempo stesso un vero libro d’arte per lettori di tutte le età. Ecco di seguito alcuni esempi dell’operazione di Wehrli!:


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Per approfondire: ARTE A SOQQUADRO di Ursus Wehrli
Con una prefazione di Stefano Bartezzaghi
pagine: 48; Prezzo: 18 Euro Età: per tutti
IL CASTORO EDITRICE

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I CRONOPIOS RACCOLTI
DA PIERLUIGI BOSSI

IL CRONOPIO DELLE CELLULE CICLICHE DORMIENTI

In un quartiere periferico di Milano abitava un ragazzo povero di nome Gilberto che amava la natura. Una delle sue grandi passioni era legata alle biciclette, ma purtroppo la sua povertà non gli consentiva di comprarsela. Passeggiando per la città vedeva tanti negozi pieni di biciclette di tutti i colori e di tutti i modelli: da corsa, da passeggio, da fuoristrada come le mountain bike e non poteva far altro che ammirarle dietro la vetrina tutte in fila o appese come quadri alle pareti del negozio.
Un bel giorno, seduto in un autobus di ritorno dal lavoro vide, legata ad un palo, una bicicletta, o meglio, quello che rimaneva di una bicicletta perché qualche vandalo aveva rubato le ruote e il manubrio. Dentro di se pensò: che brutto gesto rovinare una bicicletta; ora il proprietario dovrà portarla dal ciclista per riparala spendendo tanti soldi.
Passarono mesi e quella carcassa tutti i giorni era li legata al palo. Il tempo passava e i segni dell’abbandono si facevano sempre più evidenti.
Gilberto cominciò ad osservare per le strade e notò che attaccate alle ringhiere, alle griglie portabici, ai cartelli stradali ce n’erano altre: qualcuna con le gomme bucate o addirittura senza gomme, alcune senza i pedali o le ruote, altre che erano legate al palo con la ruota ed era rimasta solo la ruota.
Cominciò a pensare a quelle biciclette come a cellule dormienti in attesa che il padrone provvedesse alla riparazione, ma purtroppo il tempo passava e le cellule cicliche dormienti erano sempre lì incatenate, esposte alle intemperie, diventando ruggini e sporche assomigliando sempre più a relitti irrecuperabili, contribuendo anche a rendere più sporca la città. D’altra parte i netturbini non possono neanche portarle via a causa delle catene.
Gilberto pensò a lungo a quelle biciclette e un giorno decise di recuperare quei rottami abbandonati girando la notte con un attrezzo per rompere le catene e liberare le povere biciclette mutilate. Una ruota, un manubrio un telaio col cambio e pian piano recuperando pezzi qua e là riuscì, in qualche settimana, a costruirsi una bicicletta. Era brutta, un po’ ruggine e cigolante, ma funzionava e per lui era un sogno.
Ora al lavoro poteva andare con la sua “nuova” bici e percorrendo le strade della città dove aveva slegato dai pali i rottami vide più pulizia e pensò che aveva inconsapevolmente aiutato a ripulire i marciapiedi da ferraglia arrugginita.
Nel suo quartiere Gilberto conosceva altri ragazzi che come lui non potevano permettersi una bicicletta nuova, così li invitò ad unirsi a lui e formarono il gruppo delle cellule cicliche dormienti.
Dopo poco tempo quasi tutti riuscirono ad avere una bicicletta fracassona ma funzionante.
Il gruppo era formato da bravi ragazzi e la regola numero uno era che potevano prendere solo le bicicletta mutilate e chiaramente abbandonate, nessuno rubò mai una normale bicicletta legata al palo.

A PESCA DI GABBIANI CON UN CANE DA CACCIA

Penserete che questo racconto sia frutto di una scatenata fantasia, invece, come tutte le storie di cronopios, è una storia vera.
Il nostro cronopio, in questo caso, è un giovane uomo dall’aspetto un po’ trasandato, con il passo zoppicante a causa di una gamba di legno. Al suo fianco vigilava una cagnetta da caccia molto affettuosa, di nome Bella. Uso il verbo “vigilare” perché era proprio l’impressione che dava, probabilmente per quell’istinto dei cani da caccia che li porta ad essere sempre molto attenti e pronti a scattare alla rincorsa di una preda. Questo personaggio, di nome Vincenzo, vive in un piccolo paese marittimo della Liguria e, oltre al suo lavoro come guardiano di un garage, ama la caccia e la pesca.
Quindi, nei periodi in cui è permesso, passa il suo tempo libero passeggiando nei boschi a caccia di selvaggina con la sua cagnolina, e nelle giornate calde naviga lungo la costa sulla sua barca, sempre in compagnia di Bella nella speranza di pescare qualche buon pesciolino da mangiare, ma sentite un po’ cosa succede in una tiepida mattina di giugno.
Vincenzo, Bella e due amici si incontrano al porto molto presto per tentare una proficua battuta di pesca. C’era una leggera brezza marittima, il sole era ancora nascosto dietro alle montagne e la luce del giorno permetteva appena di scorgere la schiuma delle onde che sbattevano contro gli scogli.
La compagnia partì per l’avventura. La barca procedeva dondolando, Vincenzo girava zoppicando per il ponte organizzando l’attrezzatura per pescare, i due amici aiutavano a pilotare la barca e, aspettando di arrivare al largo, tutti ammiravano il sorgere del sole insieme a un gruppo di gabbiani che volteggiavano attorno alla barca. Bella in quanto cane da caccia, invece di guardare lo splendida alba, era particolarmente attratta dai gabbiani. Se non fosse stato per il mare li avrebbe sicuramente rincorsi.
Il mare era leggermente agitato ma l’entusiasmo del gruppo era tale che neanche l’oceano li avrebbe fermati.
Giunti al largo fecero rallentare la barca e cominciarono a lasciare cadere in mare le lenze per la pesca. Agli ami erano agganciati dei simpatici calamari finti, molto colorati e con dei brillantini. La barca procedeva lenta e le esche procedevano a pelo d’acqua trainate dalle canne da pesca.
I minuti passavano ma dei pesci neanche l’ombra. Gli occhi dei nostri pescatori erano fissi sulle punte delle canne in attesa che si piegassero sotto il peso di un ben pesciolone, ma niente. Intanto gli occhi di Bella erano sempre fissi al cielo studiando il modo di poter prendere un gabbiano.
Quando l’attesa cominciò a farsi lunga e l’attenzione venne meno ecco che un gabbiano si lanciò in picchiata su uno dei nostri calamari finti e rimase immediatamente impigliato all’amo. Bella cominciò ad agitarsi, i ragazzi sconcertati cercarono di sottrarre l’esca al gabbiano ma purtroppo era ben impigliato. L’agitazione si diffuse. Lentamente recuperarono la lenza avvicinando il gabbiano alla barca. Bella non stava più nella pelle e più volte tentò di tuffarsi in acqua per addentare la sua preda, ma fortunatamente i ragazzi la trattennero. Il gabbiano trainato sull’acqua sbatteva le ali cercando di liberarsi e man mano che si avvicinava alla barca diventava sempre più grande. Il nostro cronopio riconobbe dalle dimensioni che si trattava di un gabbiano reale. Quando fu abbastanza vicino si sporse dalla barca per liberare il gabbiano che invece di collaborare dava delle sonanti beccate per difendersi. Intanto sulla barca i due amici faticavano per riuscire a trattenere Bella che con rabbia voleva raggiungere il pennuto per compiere il suo dovere di cane da caccia. Alla fine il gabbiano volò via, Bella si calmò e i tre amici affaticati e delusi ritornarono a riorganizzare l’attrezzatura. La battuta di pesca continuò con scarsi risultati ma ancora oggi i tre amici raccontano la loro storia sbellicandosi dalle risate per essere riusciti a pescare un gabbiano reale.

IL CRONOPIO GABRIELE

Gabriele era un ragazzo che viveva a Milano in un appartamento situato sopra un’autorimessa affianco al carcere di San Vittore; oltre alla posizione, che permetteva di vedere dalle finestre le sentinelle marciare sulle mura del carcere a svolgere il loro compito di guardia, l’appartamento aveva una particolarità: era arredato in modo … diciamo originale e vissuto in modo un po’ singolare; d’altra parte Gabriele è un Cronopio! Ma vediamo un po’ cosa c’è di particolare.
Tanto per cominciare Gabriele a quel tempo studiava e per pagare l’affitto dell’appartamento lo condivideva con un altro studente, ma per sua natura i locali erano pochi e piccoli per due persone quindi trovò una soluzione alquanto originale ed economica: comprò delle impalcature di ferro, come quelle usate nei cantieri edili, delle assi di legno e con pazienza e maestria costruì dei ponteggi all’interno delle due stanze e ci mise sopra i letti a circa due metri da terra. Sotto rimanendo spazio libero c’erano le scrivanie per entrambi in modo che ognuno potesse studiare senza essere disturbato. Vi assicuro che salire su questi soppalchi per andare a letto era divertente come un gioco. Pensate che da li sopra bisognava stare attenti per non picchiare la testa contro il soffitto.
Un giorno Gabriele invitò alcuni compagni di università a studiare a casa. Visto che erano in tanti si sedettero tutti in cucina attorno al tavolo. Durante lo studio di gruppo si sentirono dei rumori provenire dall’ingresso e Gabriele non fece alcun cenno. Gli altri gli chiesero chi fosse entrato e lui rispose che non sapeva, ma subito si presentò sulla porta un amico di Gabriele che salutò andando in cucina e dopo poco andò via salutando tutti. Più tardi successe al stessa cosa ma era un altro amico di Gabriele. Più tardi ancora entrò una ragazza e tutte le volte Gabriele non chiedeva chi entrava, questo perché la porta era chiusa a chiave, quindi chi entrava doveva avere la chiave. Il fatto particolare è che tutti i suoi amici avevano la chiave e entravano e uscivano come se fosse casa loro. I compagni di università erano indubbiamente stupiti.
Io ero uno dei compagni di Gabriele e un altro giorno andai a casa sua da solo per studiare. Essendo in due mi disse che ci saremmo messi sulla scrivania in camera (sotto il letto sul soppalco). Entrati in camera si presentò un problema: non ci stavamo, c’era una tale confusione che era difficile muoversi. Le sedie erano sommerse da biancheria da stirare, o da lavare (non so), sulla scrivania c’era un’invasione di oggetti tra cui vari componenti meccanici di un motore; ebbene si, erano pezzi del motore della sua motocicletta e sul pavimento era appoggiato il motore intero protetto nelle sue parti più delicate da stracci di cotone e fogli di giornale. La situazione sembrava irrisolvibile invece Gabriele prese uno scatolone per liberare la scrivania riponendoci i vari accessori con opportuna delicatezza per non rovinarli; poi prese le sedie e rovesciando a terra tutta la biancheria in un angolo della stanza mi invitò a sedere alla scrivania per incominciare a studiare. Io forse sarò un pignolo ordinato ma questo mi sembrava troppo, che ne dite? In sincerità a casa di Gabriele non mi sarei stupito se per fare spazio avesse aperto la finestra e avesse buttato fuori quello che era di troppo. In realtà questo non poteva farlo perché le finestre davano sul tetto e questo mi ricorda un’altra particolarità.
Gabriele aveva per compagnia due gattoni molto scorbutici e indipendenti. Giravano per casa posizionandosi nei posti più assurdi: si mettevano a dormire sui caloriferi, tra i libri sugli scaffali oppure nel morbido mucchio di biancheria sulla sedia o sparso sul pavimento, non faceva molta differenza.
La particolarità era che come tutti i gatti la sera uscivano per gironzolare e, proprio come si racconta nelle favole, uscivano dalle finestre e passeggiavano sui tetti a caccia di chissà cosa. Quando volevano ritornare in casa, si presentavano alla finestra e miagolando appoggiavano la zampa sul vetro chiedendo di aprire per farli entrare. Per quanto io non abbia molta simpatia per i gatti vi assicuro che vederli camminare sul tetto e dal davanzale chiedere di entrare dalla finestra era come vedere un cartone animato.

IL CRONOPIO DELLE COLLEZIONI

In realtà in questo caso non è un cronopio ma sono due: Giuseppe e Caterina, due signori di circa settant’anni sposati, entrambi in pensione, che abitano in una bella casa grande con un ampio giardino in cui corrono felici due grossi cani e tre tartarughe. I due signori, da anni appassionati di antiquariato, hanno cominciato a collezionare oggetti, perlopiù antichi ma non solo. Fin dal principio hanno utilizzato ogni oggetto acquistato per arredare casa e … ora non c’è più posto per neanche uno spillo.
Un giorno mi invitarono a casa per ammirare alcuni pezzi che considerano particolarmente belli. Quando entrai rimasi senza parole. Le pareti erano piene di quadri, orologi a pendolo, dipinti, maschere e marionette appese; dai soffitti pendevano lampadari di ogni genere e altri burattini; a terra vasi, pentole, mobiletti, sgabelli, inginocchiatoi, animali in ceramica o scolpiti nel legno; sui mobili c’erano un’infinità di vassoi, statuette, orologi, bambole e per finire c’era un divano pieno di pupazzi. Pensai: ma se volessero sedersi per vedere la televisione? Ero curioso ma decisi di non essere impertinente. Notai la presenza di una televisione in cucina e pensai potessero vederla dal tavolo ma anche questo e il piano cottura vidi essere pieni di oggettistica di rame, ceramica, vasi vasetti e bottiglie colorate. Probabilmente dal mio sguardo era evidente un certo stupore e la signora Caterina mi spiegò che tutti i giorni, mezzogiorno e sera, con una pazienza insuperabile, sposta tutto per far da mangiare e per apparecchiare tavola.
Io penso che impazzirei, invece loro sono così contenti delle loro collezioni.
Quel giorno pensavo di essere entrato in un mondo fatato di Walt Disney e mi sarei stupito se la signora avesse estratto da un armadio la borsa di Mary Poppins, e pronunciando una formula magica desse ordine a tutti gli oggetti di entrarci ondeggiando per aria a ritmo di musica.
È stata un’esperienza indimenticabile! Non ci potevo credere. C’era di tutto un po’ e alcuni oggetti si ripetevano in lunghe file dal più grosso al più piccolo come una matriosca tutta esposta. Per finire non posso dimenticare un’intera mensola su cui erano disposti, con maniacale precisione, tutta la serie delle sorprese dell’ovetto kinder.
Tutto era stranamente pulito e privo di polvere ma come poteva ...
La signora ci ha spiegato che spolvera di frequente perché è allergica. A quel punto la mia curiosità aveva superato di gran lunga ogni forma di riguardo per uno stile di vita che non riuscivo a comprendere e le chiesi: ma dove trova il tempo per spolverare tutto? Lei rispose con un certo orgoglio: la notte, perché, sfortunatamente, soffro di insonnia.

IL CRONOPIO ABITUDINARIO

Questo cronopio si chiama Valentino, soprannominato “il Seppia”. L’ispirazione per tale soprannome viene dal tipo di abbigliamento che, in tutte le stagioni dell’anno, contraddistingue il personaggio in questione. Infatti costui è solito indossare jeans, prevalentemente grigi o neri, scarpe da ginnastica Timberland nere, maglietta o felpa grigie e quando fa tanto freddo cappello di lana nero. A completare la descrizione fisica si può dire che la statura è di circa 1 metro e 60, ma potrebbe avere qualche centimetro in più se non camminasse sempre un po’ ingobbito con la testa infossata tra le spalle; i capelli un po’ radi e brizzolati (tanto per rimanere in tinta con l’abbigliamento), sul naso dritto e un po’ sporgente un paio di occhialini tondi alla John Lennon che, a dir la verità, non dovrebbe portare. Ebbene si, ma allora perché li porta? Ecco un primo spunto per parlare del Seppia e del suo strano modo di vivere. In gioventù costui soffriva di una forte miopia e dopo anni di sopportazione decise di sottoporsi ad un intervento chirurgico per la correzione del profilo della cornea. Dopo l’operazione riacquistò completamente la vista ma, forse per estetica, o forse per abitudine, non smise mai di indossare gli occhiali, ovviamente con lenti neutre perché i suoi occhi ci vedono perfettamente. Confidenzialmente un giorno mi disse che era affezionato al gesto di inforcare gli occhiali come se questo gli desse un non so che di intellettuale. Mah … che tipo!
La sua giornata tipo è scandita da consuetudini al limite con il rituale, azioni semplici ma vissute con insolito rispetto dell’orario e della modalità. Mi spiego meglio. Il Seppia si alza molto presto e sempre allo stesso orario, esce per andare al lavoro percorrendo a piedi sempre la stessa strada con il suo solito passo pensieroso. Arriva sul posto di lavoro con grande anticipo per poter bere il primo caffè con i colleghi mattinieri e fermarsi in tranquillità a consumare la sigaretta più buona, come dice lui: quella dopo il caffè. Poi alle 8,30 si reca alla toilette. Bene. Buon per lui se ha l’intestino così regolare… Ora non voglio soffermarmi troppo su questo particolare, mi rendo conto che non è un argomento così interessante ma … vi sembra normale che quando il suo intestino non rispetta gli orari prestabiliti, il seppia cominci a preoccuparsi come fosse un sintomo di una malattia sconosciuta?
Ma passiamo oltre. Alle 9.35 pausa caffè con tappa sigaretta e percorso prestabilito per tornare al posto di lavoro. Inutile dire che se qualcuno vuole fargli compagnia per il caffè deve attenersi agli orari, altrimenti l’amico Valentino risponde: no grazie, è presto.
Il pranzo è fissato per mezzogiorno in punto, anche per motivi di servizio. Ma pensate che durante le feste a casa si metta a tavola in un altro orario? No sempre a mezzogiorno come la sera alle 19.30.
La pausa per il caffè pomeridiano è fissata alle 14.45 e alle 15.42 esce dal lavoro per andare a casa. E cosa farà dalle quattro del pomeriggio fino a sera?
Da qualche anno ormai il seppia ha ripreso a coltivare una vecchia passione nata in lui nell’età dell’adolescenza: suona la chitarra. A fargli riaccendere l’amore per questo hobby è stato un amico che, un giorno di fine estate, gli fatto provare la sua chitarra classica e, come per incantesimo, nell’arco di pochi giorni decise di ricomprarne una. Da quel giorno non ha più smesso di suonare. Quindi tutti i giorni dopo il lavoro, tutte le sere prima di andare a letto e tutti i giorni di festa il Seppia strimpella la sua chitarra interpretando a modo suo varie canzoni soprattutto di Lucio Battisti, per lui i numero 1.
Un’altra attività che il Seppia ama intraprendere nel tempo libero è il nuoto, ma per vari motivi va in piscina solo durante le vacanze. La cosa un po’ strana è che quando è in vacanza ci va tutti i giorni come per recuperare il tempo perduto. Peccato che l’età e il vizio del fumo non lo aiutino senza un allenamento costante e durante l’ultima vacanza gli è venuta una brutta tendinite. Ovviamente ha trascorso il resto della vacanza a suonare la chitarra.
Devo confessare che anche io suono la chitarra ed è proprio per questo motivo che conosco Valentino. Con lui condivido questa passione e con altri appassionati ci si trova in sala prove per scimmiottare qualche famoso cantautore. Dico questo perché con il gruppo capita anche di trovarsi in pizzeria e stare un po’ in compagnia. In questi momenti il Seppia ci racconta le sue avventure giovanili; devo dire che sono divertenti e lui ha un modo di raccontare molto teatrale riuscendo a creare momenti di sfiancante suspence. Nei suoi racconti ricorre spesso: al mio solito ristorante, alla solita fermata, al solito orario, ... è proprio da sempre il suo modo di vivere abitudinario. Ah! Dimenticavo! La sua pizza preferita, o meglio, quella che ogni volta sceglie dopo aver sfogliato tutto il menu con sguardo impegnato che fa presagire l’intenzione di provare un gusto diverso …. invece no, sceglie immancabilmente la Romana senza capperi.

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singole cronopiate
- "La cuccia di pelliccia e altro."

- "Un cronopio presenta il conto"



Oggi con Internet la caccia ai cronopios è più facile, possiamo trovare prede un po’ dappertutto, e ci si può imbattere in veri siti di cronopios. Ma siccome, per noi, resta sempre più bello incontrare queste persone davvero, nella propria vita, se volete vederli all'opera
rimandiamo direttamente alle fonti.

Danny Yee (un australiano che diffonde, aggiornandole continuamente, le sue mad ideas)
http://danny.oz.au/danny/crazy/index.html

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Ovviamente,oggi  è facile trovare un po' di tutto su Internet. Per esempio Wikipedia ha una pagina dedicata a "People widley considered eccentric". Ma se guardate bene sono elenchi con criteri poco chiari: perfino il nostro cronopio delle patate, un postino francese, compare nell'elenco degli artisti ecc. e poi ricompare nella voce 'Altri'.; la maggior parte sono nomi di artisti di vario tipo, letterati, scienziati, i considerati eccentrici come ogni persona dalle doti straordinarie può essere considerata un po' 'diversa', ma perché necessariamente eccentrica? Solo in pochi casi si fa qualche accenno a cosa caratterizza queste persone come eccentriche. Inoltre non siamo neanche d'accordo con la definizione di eccentricità che sta nell'introduzione, che sarebbe, secondo gli ignoti ma impuniti compilatori, segno di qualche forma di disturbo mentale. E infatti negli elenchi che seguono molte persone citate sono solo affette da qualche tipo di problema. Dunque, per tutto quello che abbiamo già detto, ci sembra più bello, più piacevole e più utile cercare gli eccentrici che abitano la nostra vita.


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