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Diversità e lavoro: ricchezza e creatività.

Se si entra in una riunione, per esempio un consiglio di amministrazione, e si vedono persone tutte uguali, stessa faccia, stessa razza, stesso vestito grigio e di gran sartoria (guardare le foto sui giornali che riprendono i partecipanti a importanti riunioni di economia o politica), è un segnale di probabile omogeneità di pensiero, di uguali limiti nella capacità di comprensione della realtà, dei bisogni sociali, del mercato: la disomogeneità riguarda probabilmente solo l'intelligenza personale e gli interessi di cui ognuno è portatore. Mentre invece persone diverse per sesso, estrazione sociale, provenienza portano l'esperienza di pezzi diversi della realtà, e permettono a un'azienda, un partito, un governo di operare meglio conoscendo di più, sia la situazione che le risposte adeguate.

Il discorso della diversità come  ricchezza rischia di diventare una formula di rito, 'politicamente corretta' e ricorrente nelle 'moderne’ teorie sul management, ma ignorata nei fatti con il disprezzo riservato agli idealismi. Anche se l’IBM, per fare un esempio non marginale, ha individuato, tra le cause della crisi attraversata all’inizio degli anni novanta, anche  il fatto di avere avuto un top management tutto male, “blue-suited” e “like-minded”, incapace di vedere le implicazioni dei cambiamenti nell’industria dei computer. Da allora  si è data l’obiettivo di diversificare la propria forza lavoro a tutti i livelli.
Eppure la diversità, almeno per certi aspetti (per esempio, ovviamente, quello dei nuovi immigrati), ha assunto una forte rilevanza anche nella società italiana, tanto da essere oggetto non più solo di discriminazioni, di giudizi e pregiudizi negativi, ma anche di valorizzazione. Aspetto questo, per quanto ancora ampiamente insufficiente, di cui si trova ormai espressione nella cultura, nel costume e nella politica.

Comunque la diversità avanza anche da noi in forme nuove. Per esempio, appena emergerà ciò che
oggi è sommerso, anche noi cominceremo a fare conti  in modo diverso con le minorities, che non saranno più solo presenze con limitati diritti e manodopera non qualificata.. Come noto, il problema negli USA è stato affrontato con leggi  di  tutela antidiscriminatoria rispetto ai diritti del soggetto, che però hanno portato anche all’utilizzo di tutte le risorse sociali disponibili, per quantità e diversa qualità. Con un fondo di materialismo, si può dire che gli ideali nascano da necessità, e per questo integrare la diversità non è tanto un atto di bontà quanto di intelligenza.
Ci sono casi in cui le aziende usano, anzi, cercano la diversità perché ne hanno bisogno. Facciamo qualche esempio. Il settore della moda (e dell'editoria, soprattutto sul fronte dei giornalisti) hanno una percentuale più alta di donne in posizioni rilevanti, perché  più capaci di comprendere quei target, e  quindi sono  in questi casi più adeguate e credibili. I settori che devono fare prodotti creativi (le agenzie pubblicitarie, per esempio) non solo accettano ma richiedono che i loro 'creativi' abbiano look trasgressivi: capelli verdi e jeans lisi, comunque guai alle cravatte la cui assenza è altrimenti impensabile in riunioni manageriali. Tanto che un bravo creativo, senza segni esteriori di 'diversità', fa probabilmente meglio a conformarsi allo stereotipo dell'anticonformismo se vuole essere assunto.
E nelle teorie di management -la realtà lo sappiamo, è un altro discorso- si parla sempre di problem solving creativo, anzi, si fanno corsi di pensiero creativo, a fronte dei quali nella prassi quotidiana, all'opposto, non si cerca o si reprime il contributo, l'opinione di chi lavora in posizioni gerarchicamente non elevate, considerato a priori inadeguato.

Ciò è spesso vero, gli stupidi o gli incompetenti sono sempre molti (a tutti i livelli e senza differenze di sesso, razza, ecc.), ma è anche vero che se non si cerca non si trova. Le risorse sommerse e quindi non utilizzate in un'azienda sono sempre troppe. Ho visto un caso recente: un'azienda che ha voluto promuovere il contributo innovativo di tutto il suo personale, attuando un piano mirato, ha provocato una partecipazione e un coinvolgimento assolutamente inaspettato: tra molti contributi ingenui qualche idea importante è effettivamente emersa, e in ogni caso la motivazione collettiva è probabilmente migliorata sentendosi chiamare in causa come soggetti portatori di valore all’azienda.
(E’ la smentita di "Bonjour paresse", per citare il recente  caso editoriale: la maggior parte dei lavoratori vuole contribuire dando espressione alle proprie capacità, vuole essere ed essere considerata parte attiva dell'azienda. E già che ci siamo, ricordiamo che una delle ragioni per cui l’autrice del libro indica la via dell’imboscamento è che le donne sono solo una piccola percentuale nei vertici aziendali: e allora, se questo non ci piace, vogliamo subirlo dando per inutile ogni tentativo di cambiamento? E quel 5% di donne è arrivato lì rannicchiandosi sul minimo indispensabile o dandosi da fare? )

Ma anche senza considerare le grandi differenze sociali, è sufficiente pensare alla differenza di ognuno di noi. Senza questa differenza non ci sarebbe confronto, stimolo, crescita, sviluppo, molteplicità di contributi che partono da capacità diverse, esperienza e conoscenza di aspetti diversi della realtà.
E sarebbe certamente maggiore se non fosse ignorata, condizionata, costretta entro schemi, conformata al comportamento dominante a partire dall'educazione dei bambini. Bambini i cui interessi, attitudini, doti, desideri non vengono rispettati e assecondati, curati come "piantine che spuntano in un angolo del giardino e non si sa cosa siano, ma vanno solo annaffiate senza tormentarle, e sperare che un giorno abbiano foglie di poesia".  Si cerca invece di conformarli a modelli che i genitori ritengono vincenti. Quanti bambini vediamo educati a competere già all'asilo, stressati da giornate in cui devono fare tutto, non quello che a loro piace o fa bene, ma quello che fa bene alla loro presunta affermazione sociale futura. Sotto questa pressione alla prestazione e ai modelli dominanti, ho visto bambini chiedere un computer non perché sapessero cosa farne, ma perché erano gli unici della classe a non averlo, sentirsi presi in giro perché il loro animale preferito era l'ippopotamo e  non il cagnolino: e se un adulto non li aiuta sostenendo la bellezza di non essere  uguali a tutti gli altri? di essere unici e di vedere nel mondo cose che nessun altro riesce a vedere?
Sterminiamo ogni giorno le diversità, che possono invece essere serbatoi di creatività e di innovazione. E di felicità personale.

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Che cos’è un eccentrico? Un’indagine scientifica sull’eccentricità

Il termine, apparentemente semplice, in realtà non risponde ad una definizione precisa, non ha nemmeno una connotazione univoca, positiva o –più spesso- negativa. L’eccentrico è prevalentemente associato al non conformismo o alla bizzarria, ma se si cerca un archetipo di eccentrico non lo si trova. In psicologia risulta abitualmente adottato un criterio pratico: la deviazione dagli standard accettati. Ma deviazione fin dove? Per molti l’eccentricità sconfina in forme minori di follia, per qualcuno si avvicina alla schizofrenia. In realtà, negli studi psicologici l’eccentricità costituisce un buco nero. A partire da questa analisi preliminare, lo psichiatra inglese David Weeks, con Kate Ward, decide di condurre la prima vera indagine scientifica su questo aspetto.
(Non a caso la Gran Bretagna è considerata il paese per eccellenza degli eccentrici, e si può anche avanzare un’ipotesi sulle ragioni: potrebbe essere la tolleranza diffusa, data per scontata in questo paese, a fornire il terreno fertile su cui l’eccentricità può fiorire)
Nell’introduzione al libro che contiene i risultati della ricerca,  Weeks dice: “Se l’eccentricità è positivamente associata con la capacità di far affiorare concezioni straordinariamente innovative in campo artistico e tecnologico, bisogna capire i fattori che possono stimolare o inibire il pensiero laterale, ma anche le condizioni in cui questo può svilupparsi liberamente. L’evoluzione umana ha bisogno dell’eccentricità umana”. Viene così avviata un’indagine su 130 soggetti (reclutati con metodi  a loro volta eccentrici, per risolvere un problema anomalo), che si ritenevano o erano ritenuti eccentrici (adulti maschi e femmine, appartenenti a diverse fasce d’età, classe sociale, livello d’istruzione). L’indagine si basa su interviste e test clinici utilizzati nella prassi delle diagnosi psichiatriche, per poter “tagliare il nodo gordiano” delle ipotesi di sconfinamento nella follia.
Il lavoro arriva a conclusioni che aprono prospettive di grande portata, non solo dal punto vista della conoscenza psicologica, ma dell’importanza del pensiero diverso, strano,  illogico, irrazionale.
Tra le molte riflessioni, Weeks segnala che gli eccentrici hanno un ruolo molto attivo nel costruire la loro personalità e la loro vita, lavorando costantemente per forzarne i limiti, e affermare il diritto di essere quello che vogliono essere. Possono influenzare le altre persone, perché  tendono ad essere leader. La loro vita è piena di significato (soprattutto per loro), anche perchè riescono ad attingere con libertà e pienezza alle risorse della loro vivida immaginazione, e non hanno bisogno di accedere agli status symbol correnti o di avere l’approvazione della comunità. Possono difendersi isolandosi, soprattutto in una dimensione intellettuale, ma non vivono di illusioni e non negano nessun aspetto sgradevole della loro vita. Semplicemente si rifiutano di violare i loro ideali personali, e non permettono che gli venga impedita l’espressione di sé. La loro è una condizione di libertà. Per questo l’eccentricità è essenziale nella società, perché permette ad essa di avere al suo interno una varietà adeguata ad adattarsi con successo ai cambiamenti in atto. “Eccentrics are a refreshing reminder of everyone’s intrinsic uniqueness”.
Molti sarebbero gli spunti illuminanti da raccogliere, e non si può che rimandare al libro. Ne basti  uno, quasi una sintesi delle prospettive aperte da questa indagine, tra l’altro, rispetto al lavoro e alle aziende. “La domanda importante non è perché la Gran Bretagna ha la più grande riserva al mondo di scienziati apparentemente pazzi, professori distratti, e inventori un po’ tocchi. Dovremmo piuttosto chiederci che cosa ne otteniamo di buono: secondo una ricerca*,  più della metà delle nuove idee adottate dalle aziende manifatturiere nel mondo sono scaturite da questo paese.”

Luisa Pogliana

(Estratti dall’articolo ‘L’utile e il dilettevole dell’eccentricità’, sulla rivista Persone & Conoscenze, N° 13, 2005)

*(Cornelius, A., Who wants to buy a brainwave?, 1986, The Guardian, September, 15, 18 ).

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Eccentrici: vivono più a lungo, più felici e sono strani!
Estratto da un'intervista con David Weeks. (in Nutrition Health Review, Wntr, 1996)

Può darci, in linea generale, la descrizione di un eccentrico?
Gli eccentrici sono creativi, curiosi, intelligenti. Hanno opinioni definite e, spesso, senso dell'umorismo. Molti vivono soli e in modi non ortodossi. …Ci sono solide evidenze che gli eccentrici sono più sani della norma, e spesso più felici, grazie ad una combinazione un atteggiamento ottimista e di minor livello di stress. Questo perché gli eccentrici non sentono il bisogno di conformarsi a come sono gli altri, non danno importanza a quello che il resto del mondo pensa di loro: se qualcuno li prende in giro, pensano che sia lui ad avere un problema.
Che cosa definisce un eccentrico? In fondo tutti hanno qualcosa di strano.
L'eccentricità è una scelta. E' vero che ognuno di noi ha un lato eccentrico, ma crescendo, la maggior parte finisce per adattarsi agli altri, nel processo che chiamiamo di socializzazione. Gli eccentrici invece dicono di no. …
Quanti sono gli eccentrici?
In base al nostro studio, circa una persona su 10.000 è un vero eccentrico, compiutamente tale. Ma il nostro è solo il primo studio, limitato, e questa ipotesi statistica può avere grandi margini di errore. … L'incidenza tra uomini e donne è uguale, ma si manifesta in modo diverso, perché la società è sempre stata più tollerante verso gli uomini che verso le donne, come possibilità di libera espressione di se stessi. Tanto che molte donne conducono una vita "normale" secondo i canoni attesi fino alla vecchiaia, quando, libere dai vincoli familiari, possono lasciar 'fiorire' la loro eccentricità. … Le donne sono più spesso collezioniste ossessive: una da noi studiata ha 7.500 nanetti da giardino, la signora Winchester, moglie del costruttore del fucile, ha continuato ad aggiungere stanze alla sua casa, fino ad averne 158 su 8 piani. …
Dottor Weeks, lei è un eccentrico?
Potrei dire di essere sempre stato leggermente eccentrico, piuttosto ribelle. Ma ammiro i veri eccentrici, che sono così per tutta la vita. Penso che abbiamo molto da imparare da loro, soprattutto la capacità di conservare i sogni e la curiosità che avevamo da bambini.

Commentando questa ricerca in suo articolo (Psychology Today, aprile 1989) Paul Chance concluse:
"Certo, molti eccentrici sprecano le loro vite e non danno nessun contributo ai libri di storia. Eppure anche questa stranezze possono meritare una riflessione. Perché forse il loro maggior contributo è di mostrarci il potenziale della diversità umana e di ricordare ad ognuno di noi quanto ampie sono le possibilità di ciò che noi stessi potremmo diventare."

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Spunti da un'intervista a Gianmario Tondato da Ruos, Amministratore Delegato di Autogrill
(in Economy 8/2/2006)

autogrill

"Nella differenza e nella molteplicità, l'uomo trova la ricchezza dei sapori, delle esperienze, della creatività, della cultura e dell'arte".
E' un pensiero di Arnaldo Pomodoro, che si trova sul sito degli Autogrill, quasi come una dichiarazione strategica. In effetti questa società offre ai suoi clienti oltre 200 marchi e segue una strategia di massima diversificazione nei prodotti e nei servizi. Business, ovviamente. Ma alcune frasi di Tondato che commentano questa strategia sono interessanti, e fanno pensare a una persona che crede davvero nella ricchezza che viene dalla diversità.
"Autogrill cerca di valorizzare le realtà locali nelle quali opera, dalle regioni europee ai singoli stati americani, rifuggendo dallo standard a tutti i costi, adeguando la sua presenza al variare dei luoghi, delle tradizioni, delle etnie." Ecco perché le alleanze o le acquisizioni internazionali della società possono funzionare bene. "Noi siamo degli ibridatori, non dei conquistatori e degli standardizzatori". Non è poco, se pensiamo alla standardizzazione globalizzata di posti come McDonald (niente di ideologico, è solo il primo e più facile esempio che viene in mente, un posto per cui in Patagonia mangi esattamente le stesse cose e nello stesso ambiente di Milano o New York).
Ma questo approccio al mercato è coerente anche con i criteri generali con cui Tondato gestisce le sue aziende. La sua politica nella gestione del personale -delle risorse umane, come si suol dire- si basa sulla convinzione che la differenza delle persone porta ricchezza all'azienda: per questo è una necessità assoluta dar spazio alle capacità delle donne, delle minorities, degli over 50... Non si tratta solo capacità lavorative in più che si recuperano, si tratta anche di capacità diverse, esperienze di vita diversa, che permettono di vedere e capire cose diverse dagli altri.
A quanto sappiamo, queste sono politiche effettivamente praticate nelle aziende che Tondato dirige, così, anche se lui parla poco (almeno in pubblico), i fatti si vedono, i collaboratori raccontano.
Sarebbe interessante avere una sua intervista su queste cose. Proveremo a chiedere alle sue Relazioni Pubbliche. Perché abbiamo il sospetto che un cronopio si annidi negli Autogrill, e per questo gli abbiamo regalato il nostro libro con una dedica.

Gianmario Tondato
grande Amministratore Delegato
vendici libri mille
nei tuoi Autogrille.
Ma di ciò ci importa poco,
ci importa che tu sia un cronopio.

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